SHUT-IN ECONOMY & SHUT-UP PHILOSOPHY


Shut-up, stai zitto! Shut-in, stai in casa!

Ci dicono che andiamo verso una shut-in economy, dove tutto o quasi verrà ordinato e consumato stando a casa, chiusi dentro.

Ieri ho iniziato un viaggio tra le parole che nella shut-in economy cambiano il proprio senso, in questo stare a distanza, in questo stare dentro, tra le mura domestiche.


Stai in casa e stai zitto hanno una parola in comune, shut, che letteralmente significa chiuso.


È incredibile pensare che in un’epoca dove tutto circola in tempi rapidi, dove le parole viaggiano con la velocità della luce, dove la liquidità dell’economia trasporta in due giorni un oggetto dalla Corea alla porta della casa in campagna dove mi trovo sfollata in questi giorni, alberghi per il futuro prossimo la parola “chiuso”. E invece oggi più che mai lo stare chiusi tra le mura salva la vita a noi e agli altri. È un paradosso pensare a un muro che salva sia chi sta dentro che chi sta fuori. Ma dovremo abituarci in fretta ai paradossi.


In inglese la parola “chiuso in casa” sta a braccetto con la parola “bocca chiusa”; un altro paradosso semantico che ci offre una bella opportunità di riflessione. Chiuso e zitto. Detta così mi fa molta paura, evoca scenari poco rassicuranti. 


Vediamo come possiamo invece rileggerlo in modo generativo. Cambiando l’angolo da cui interpretiamo le parole.


Un amico che abita da solo mi ha raccontato che questa sera si è organizzato con amici che gli preparano la caipirinha e gliela fanno consegnare a casa con un delivery; la berranno insieme e brinderanno su skype. E parleranno, rideranno, cercheranno di stare leggeri in questo clima pesante e doloroso. Ma non staranno zitti. I muri della casa del mio amico verranno abbattuti grazie al pensiero gentile del suo prossimo. Così come il silenzio della solitudine verrà interrotto da parole di affetto.


Questa piccola storia mi fa pensate che la shut-in economy non deve concedere alla shut-up philosophy la possibilità di mettere in silenzio persone che si vogliono bene, che lavorano insieme, che collaborano, che disegnano futuri possibili, che cercano di resistere.


Il silenzio deve poter essere una scelta anche quando lo stare chiusi in casa è una costrizione dovuta alla necessitò di stare tutti meglio e proteggere i più fragili.

Il silenzio è creativo, benefico, utile se è una libera scelta. Se, come scrive Eugenio Borgna, è la capacità di possedere se stessi, di non scivolare via da se stessi e di non donare vacue parole agli altri. Questo silenzio, custodito tra le porte del proprio abitacolo interiore, non è vuoto triste e angoscioso, ma parla di verità, di autenticità, parla di ognuno di noi a ognuno di noi.


Questo silenzio, che è esperienza di vastità, non deve essere confuso con il silenzio muto di chi si sente solo, chiuso in casa, azzittito. 


La shut-in economy ci offre la possibilità di immaginare, creare, inventare modi di generare dialogo, comunità, partecipazione con gli altri. Cose mai viste. È una grande sfida per le aziende, per i manager che per primi sono chiamati a pensarsi dentro e fuori, loquaci e silenziosi. 

Giorni preziosi questi, più di quanto ognuno possa immaginare. Mentre in silenzio si riflette tutti su come essere più vicini alle persone a cui vogliamo bene e ai nostri collaboratori che non possono e non devono essere zittiti.



Valeria Cantoni

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